Petrolio, l’oro nero non brilla più

Un crollo dei prezzi senza precedenti. Un insieme di fattori unico nell’era post-industriale. Sta di fatto che quello che sino a qualche mese fa era soprannominato l’oro nero oggi spunta un prezzo inferiore a quello della graniglia da cantiere.

Lunedì 20 aprile 2020 è una data destinata a entrare nella storia. Per la prima volta il prezzo dei future del petrolio WTI – West Texas Intermediate, l’indice per il mercato mondiale insieme al Brent del mare del Nord – sono andati sotto lo zero arrivando fino a -36 dollari. Semplificando, ma nemmeno troppo, i contratti per il mese di maggio di acquisto del greggio hanno un prezzo negativo. Significa che, paradossalmente, alcuni trader sarebbe disponibili a pagare chi acquista petrolio pur di venderlo e non accumulare giacenze.

Uno dei fattori che penalizza maggiormente il petrolio americano rispetto al Brent è la possibilità per quest’ultimo prodotto di essere stoccato in mare su grandi petroliere, potenzialità preclusa per il greggio estratto nei giacimenti USA, lontani dalle coste e quindi senza possibilità di prevedere un surplus di accantonamento su nave.

La tempesta di inizio settimana si è propagata come uno tsunami il giorno seguente sui mercati di tutto il mondo dove i trader hanno inteso come la produzione sia troppo elevata, la domanda è ferma e lo stoccaggio si sta esaurendo.

In gergo tecnico il fenomeno si definisce contango cioè quella particolare situazione in cui i prezzi delle commodity previsti per il futuro sono maggiori di quelli presenti.

Distorsione ed estreme anomali dell’economia di mercato?

A nulla è valso l’accordo siglato fra Arabia Saudita e Russia qualche settimana fa per diminuire la produzione e porre un argine al crollo del prezzo, partito a inizio anni dai 60 dollari al barile.

Ancora più della situazione attuale pesano per gli investitori il clima di incertezza e i tanti dubbi legati a un recover dalla crisi ancora nebuloso, con molti punti interrogativi e poche risposte.

Certamente una ripresa delle produzione industriale e l’allentamento delle misure di contenimento del virus potranno far risalire i consumi e la domanda di petrolio. E’ certo che i livelli di prezzo di fine 2019 non si rivedranno per parecchio tempo.

Una parziale buona notizia per i consumatori, felici per la diminuzione dei costi dei combustibili per autotrazione. Un po’ meno per tutte le aziende quotate nelle Borse internazionali le cui attività sono direttamente, o per indotto, legate all’industria petrolifera. Per loro si prospettano periodi di difficoltà che saranno tanti più lunghi quanto non sarà breve l’emergenza Covid-19.